"Ma tu come campi?". "Mah… faccio cose, vedo gente..."
Chi va piano va sano e va...diciamo che va!
Sogno...

Cristina salì di corsa le scale. Raggiunse il quarto piano in pochi minuti. Bussò alla porta e attese che le aprissero.

 

Elena uscì dal bagno in una nuvola di vapore. I lunghi capelli appiccicati alla schiena, gocciolanti sulla pelle abbronzata. Si affrettò ad aprire. Il cuore le batteva all’impazzata e lo fece anche di più quando si trovò faccia  a faccia con l’oggetto del suo desiderio.

 

Cristina aveva il petto ansante…sorrise e due profonde fossette le segnarono le guance arrossate. I capelli chiari erano scarmigliati intorno al volto dai lineamenti puliti. Guardò il viso bello e sensuale di Elena e i suoi riccioli scuri…era la cosa più desiderabile che avesse mai visto. L’odore della pelle umida misto al profumo di lavanda le arrivò e sentì il cuore sobbalzare per l’emozione.

 

Elena sorrise un po’ timida…si fece di lato per farla entrare.

-         Ciao!-.

-         Ciao- si chinò a baciarle le guance e quel fugace contatto diede ad entrambe una fortissima sensazione di calore.

Erano amiche da anni, si conoscevano come un uomo non avrebbe mai potuto, eppure mai prima di allora il loro amore aveva varcato la soglia dell’amicizia.

 

Mentre le versava il caffè, Cristina pensava alla sera prima…una serata come tante, a parlare e ridere e piangere per un fuggevole momento di tristezza, come spesso era accaduto avevano passato tutta la notte a chiacchierare e scambiarsi segreti con sguardi complici.

 

Elena sorrise, mescolando lo zucchero nel liquido bollente. La sua mente era rapita dal ricordo della bocca sottile dell’amica che rideva mostrando i bellissimi denti , dai suoi occhi castani luminosi e al suo modo particolarissimo di tenere la sigaretta tra le dita.

Ogni suo gesto era aggraziato e molte volte si era chiesta come sarebbe potuto essere  l’amore con lei.

 

Cristina vuotò la tazzina e la ripose nel lavabo. Le sorrise e poi le accarezzò i capelli.

Il corpo perfetto era cinto appena dalla canotta bianca e i capezzoli erano visibili sotto l’indiscreto tessuto. Non aveva mai pensato che lei potesse capitolare, che accettasse il suo corpo con una naturalezza disarmante, come se da sempre avesse atteso il suo. Eppure era accaduto, l’amica di una vita aveva fatto l’amore con lei.

 

Elena la guardò. Una fortissima emozione la invase. Si allungò verso di lei e la baciò timidamente sulle labbra. I suoi occhi scuri erano curiosi di scoprire la sua reazione. Le avrebbe gettato le braccia al collo o l’avrebbe abbracciata forte? Le avrebbe chiesto altro?

Desiderava che la notte appena trascorsa avesse un nuovo inizio, che ricominciassero a fare l’amore con la voglia e la curiosità di scoprire un preziosissimo segreto.

Le dita dell’amica si posarono sul suo tatuaggio, come aveva fatto tante volte, ma stavolta il tocco era più intimo, tanto profondo da sembrare di voler fondere le loro epidermidi.

 

Cristina sospirò e infine la cinse con le proprie braccia…la baciò a lungo mentre le sue dita scivolavano sui suoi seni. Come la scorsa notte premette il suo ventre contro il suo, ricevendo una dolcissima risposta. Il suo respiro era caldo e pesante contro il collo di Elena e le sue mani cominciarono una inesorabile discesa verso il basso alla scoperta dell’eccitazione che le scuoteva il corpo… le loro lingue intrecciate e i seni che si toccavano erano come il comburente che alimentava un incendio indomabile.

Quando le sue dita toccarono la carne più nascosta, Elena chiuse gli occhi e si lasciò andare ai brividi che quel contatto le donava…finalmente la sua migliore amica che in mille racconti le aveva descritto l’amore saffico era lì a regalarle le sensazioni che aveva sempre avidamente immaginato e si sentiva donna tra le braccia di una donna…

 

 

 

Cristina salì di corsa le scale. Raggiunse il quarto piano in pochi minuti. Bussò alla porta e attese che le aprissero.

 

 

La porta venne aperta e Cristina sorrise all’amica, schioccandole un sonoro bacio sulla guancia. Elena la seguì con lo sguardo muoversi sinuosa nella stanza. Le dita ancora strette sulla maniglia. Si sforzò di sorriderle e strinse le gambe, sentendo il leggero tessuto degli slip bagnato…

 

 

 

Postato alle 20:08 del domenica, 24 febbraio 2008


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