Erica guardò la sconosciuta che le dormiva accanto…il viso ancora da adolescente, lunghi capelli rossi, di una tonalità chiara, una pennellata d’oro sulle lenzuola blù. Gli occhi ambrati, quasi gialli che l’avevano guardata a lungo, intensi e luminosi come un tramonto sul mare. Profumava di sapone la sua pelle diafana ora marchiata dai loro odori. La curva delle sue spalle, le scapole evidenti, le braccia magre e le dita molto sottili e corte, dalle unghie mangiate e infantili. I seni piccoli e chiari, i capezzoli due piccoli bottoni di zucchero di canna e le cosce nervose.
Con lo sguardo Erica ripercorreva tutte le strade che aveva scoperto su di lei durante la lunga notte appena trascorsa…con un polpastrello sfiorò i peli morbidi del suo pube riassaporandone il gusto impresso nella memoria.
Era come l’acqua fresca, trasparente, che trasuda sul vetro del bicchiere e sulle pareti del cuore, era la fame saziata con il più dolce dei frutti estivi.
Si chinò e baciò le palpebre chiuse, le guance costellate di lentiggini e l’incavo del collo troppo lungo e sottile…baciò le labbra rosa dai contorni definiti, così simile al suo sesso…
L’aveva ritratta, torturandola a stare ferma per rubare fotogrammi del suo corpo bellissimo e lei docile aveva obbedito muovendosi un po’ sulla sedia, di nascosto e lei aveva sorriso di quel candore infantile.
Dal primo istante che l’aveva vista non era più riuscita a staccarle gli occhi di dosso e si era perdutamente innamorata.
Anni di amori diversi, di uomini,e non aveva mai sentito una tale serenità dopo una notte di sesso.
Non riusciva più a staccarle gli occhi di dosso.
Si mosse e aprì piano gli occhi, il sole entrava indiscreto dall’imposta semi aperta e si posava ad illuminare la pelle che lei aveva amato. I suoi occhi brillavano e il sorriso era timido, con due preziose fossette.
- Buon giorno- le disse con la voce ancora rauca.
- Ben svegliata…Caffè?- le porse una tazzina ancora fumante.
Amie annuì e si issò a sedere.
Erica si avvicinò alla finestra e aprì le imposte, lasciandosi investire dai caldi raggi. Chiuse gli occhi e si mostrò al mondo che viveva sotto al balcone della sua casa senza più pudore o vergogna per i propri sentimenti.
Si volse verso la sua ragazza e le sorrise col cuore carico d’amore.
Non riusciva più a staccarle gli occhi di dosso…
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Emma aveva compiuto la scelta. Aveva deciso di sposare l’uomo del quale si era innamorata in un assolato mattino di primavera e sempre in un sol giorno grigio d’inverno di era disinnamorata.
Aveva riposto in lui ogni speranza e illusione….aveva pensato che se si fosse convinta di amarlo col tempo le sarebbe diventato indispensabile, come il caffè al risveglio o poche righe di un libro prima di addormentarsi.
Era diventata una piacevole abitudine, col tempo, occuparsi di un’altra persona che non fosse se stessa, l’aiutava a sentirsi ancora viva.
Presto aveva capito che il vuoto che si nascondeva nell’anima non poteva essere colmato in quel modo, che non poteva essere amata, amare se prima non imparava ad amare se stessa.
Dal suo terrazzo sul mare guardava le vite degli altri trascorrere parallele alle sue, chiedendosi cosa li spingesse ad andare avanti, se la forza di un amore indistruttibile o il tedio di un’abitudine troppo difficile da cambiare?
Cosa era quello che cresceva dentro il suo cuore? Non aveva definizione o parole, non aveva forma o immagine, solo la sensazione di fame. Fame di conoscere quello che spingeva gli amanti a rischiare per una sola ora d’amore senza vergogna.
Persa in quelle domande fameliche aveva cominciato ad innamorarsi del ragazzo che viveva nella casa accanto. Lui passava ore sul terrazzo a curare le sue piante. Osservava la dedizione che metteva nel prendersi cura delle sue rose e immaginava sopra di sé quelle mani delicate…sognava il suo corpo giovane disteso accanto al suo, così vicino da percepirne l’odore che non conosceva e che amava inventare.
Le sue parole erano calde, le sue parole erano pulite.
Si chiedeva se lui si fosse mai accorto del suo tempo perso a spiare i suoi gesti. Temeva che fosse così ma allo stesso tempo lo sperava…sperava che lui facesse il primo passo ed esigesse da lei tutto quello che una donna innamorata aveva da dare.
Non sentiva sensi di colpa verso il marito che ogni sera rientrava con lo stesso sorriso immutato che le faceva sentire tutta la stanchezza di un rapporto costruito sopra travi ballerinelle. Sapeva di essere la sola colpevole di tutto e si chiudeva nel suo mondo popolato da momenti erotici molto più intensi di quelli che avesse mai provato.
Ogni occasione era buona ormai per uscire di casa e passare sotto al portone del ragazzo delle rose.
Come una sedicenne rallentava il passo e sperava col cuore in tempesta che lui scendesse nello stesso istante, come dimostrazione che quell’amore era predestinato.
Una sera accadde…con la scusa di fare una commissione urgente, si era attardata sotto alla sua casa e lui era uscito. Era splendido nella sua giovinezza, come un raggio di sole che la scaldava. Era arrossita, come una stupida. Lui l’aveva guardata, aveva sorriso.
Le sue gambe avevano tremato, le braccia, le mani…finalmente era arrivato il segno che aspettava!
Un tintinnio e lui si era avvicinato. Si era chinato e lei aveva sperato che fosse un gesto per dichiararle quello che sentiva, come il gesto romantico di un fanciullo idealista.
- Le è caduta la borsa, signora- le disse con la sua voce limpida.
- C…come?- balbettò.
- È molto bella, mia madre ne ha una uguale-.
Quella frase fu peggio di un coltello piantato dritto nel cuore.
- Grazie- aveva mormorato .
- Di nulla. Buona sera-.
Aveva voglia di piangere. Era disperata. Una frase gentile aveva distrutto tutto un sogno.
Sentendosi ridicola come un pagliaccio che non faceva ridere corse a rifugiarsi a casa.
Passò davanti al marito seduto sul divano, davanti alla tv.
- Tutto bene?- le chiese.
- Si, tutto bene- rispose un istante prima di scoppiare in singhiozzi.
- Bene-.
Si nascose in camera con la sua vergogna. Piangeva per la crudeltà inconsapevole del ragazzo, dell’indifferenza del marito che non riusciva a capirla senza bisogno parole che spiegassero cosa nascondeva il suo cuore…piangeva delle sue stupide illusioni.
Piangeva della prigione in cui lei stessa si era chiusa.
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"Natura le ha fatte streghe." E' il genio proprio alla Donna, e il suo temperamento. Nasce Fata. Per il normale ricorso dell'esaltazione, è Sibilla. Per l'amore è Maga. Per acume, malizia (capricciosa spesso e benefica), è Strega, e dà la sorte, almeno lenisce, inganna i mali.
Ogni popolo primitivo ha il medesimoo principio; lo vediamo dai viaggi. L'uomo caccia e lotta. La donna gioca d'ingegno, immagina; genera sogni e dei. Dei giorni è VEGGENTE; possiede le ali infinite del desiderio e del sogno. Per meglio valutare i tempi, osserva il cielo. Ma alla terra non offre meno cuore. Gli occhi chini sui teneri fiori, giovane e fiore anch'essa, ne fa conoscenza personale. Donna, chiede loro di guarire chi ama.
Semplice e commovente inizio di religioni e scienze. Più avanti tutto si separa; vedremo sorgere lo specialista, ciarlatano, astrologo o profeta, negromante, prete, medico. Ma in principio, la Donna è tutto.
Una religione potente e vitale, come il paganesimo greco,ha inizio dalla sibilla, termine nella strega. La prima, vergine bella, in pieno sole, lo cullò, gli diede incanto e aureola. Più tardi, decaduto, malato, nelle tenebre medievali, tra le lande e i boschi, la strega lo riparò, dalla sua coraggiosa pietà gli venne il nutrimento, di cui continuò a vivere. Ecco che, per le religioni, la donna è madre, amorosa custode e nutrice fedele. Gli dèi sono come gli uomini; le nascono e muoiono in grembo.
Quanto la fedeltà le costa! Regine, magi di Persia, Circe maliarda, sublime Sibilla, che siete ormai? che barbara metamorfosi. Quella che, dal trono d'Oriente, insegnò le virtù delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di Delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo prostrato, questa, mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti.
Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro la disgraziata. Il poeta (fanciullo anch'esso) la lapida con un'altra pietra, ancora più crudele per una donna. Suppone, chissà perché?, che fosse sempre laida e vecchia. Alla parola Strega, appaiono le orrende vecchie di Macbeth. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani e belle.
La Sibilla prediva la sorte, la Strega la fa. Ecco la grande, autentica differenza. Lei chiama, cospira, opera il destino. Non è l'antica Cassandra che tanto bene conosceva l'avvenire, lo lamentava, l'attendeva. Lei lo crea. Più di Circe, di Medea, possiede la verga del miracolo naturale, e per sostegno e sorella ha la natura. Tratti del Prometeo moderno son già suoi. Con lei ha inizio l'industria, specialmente l'industria sovrana, che guarisce, rinnova l'uomo. Al contrario della sibilla, che sembrava osservare l'aurora, lei osserva il tramonto: ma è proprio il grigio tramonto ad offrire (come sulle vette delle Alpi) molto prima dell'aurora, un'alba precoce del giorno.
Il prete intuisce tutto il pericolo, il nemico; la temibile rivalità è in lei, che lui mostra di disprezzare, la
sacerdotessa della natura.
Dagli dèi antichi, ha fatto degli dèi. Accanto al Satana del passato, vediamo nascere in lei un Satana del futuro.
Il solo medico del popolo, per mille anni, fu la Strega. Gli imperatori, i re, i papi, i baroni più ricchi avevano qualche dottore di Salerno, qualche Moro, qualche Ebreo, ma la gente di ogni condizione, e si può dire tutti, non consultava che la SAGA o SAGGIA DONNA. Se non guariva, la insultavano, la dicevano strega. Ma in genere, per rispetto e paura insieme, la chiamavano BUONADONNA o BELLADONNA, dal nome che si dava alle fate.
Le capitò quel che ancora capita alla sua pianta prediletta, la Belladonna, e a benefici altri veleni che usava, antidoti dei grandi flagelli del medioevo. Il bambino, il passante ignaro, maledice quest'erbe grigie senza conoscerle. I loro colori ambigui lo colmano di terrore. Arretra, passa alla larga. Eppure non sono che "Consolanti" (Solanee), che somministrate con discrezione, hanno guarito spesso, calmato tanti mali.
Potete trovarle nei luoghi più sinistri, isolati, infidi, tra macerie e rovine. Anche in questo somigliano a chi le usava. Dove avrebbe potuto vivere, se non tra le lande selvagge, l'infelice, così perseguitata, la maledetta, la proscritta, l'avvelenatrice che guariva, salvava? La promessa del Diavolo e del Male incarnato, che ha fatto tanto bene, ad ascoltare il gran medico del Rinascimento. Quando Paracelso, a Basilea nel 1527, bruciò tutta la medicina, dichiarò di non sapere nulla, oltre a quanto imparato dalle streghe.
Meritavano una ricompensa. L'ebbero. Le si pagò in torture, in roghi.
jules michelet.
alle donne, alle sorelle
Adriana.
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Stamattina mi sono dovuta alzare presto, tuffare nel caffè
e raccattare le mie due bestie(cane e compagno) e portare la cucciola a mettere il microcip…viaggio a vuoto ma che con un po’ di buona fortuna e voglia di lavorare dei dipendenti pubblici domani andrà a buon fine…
Il tempo qui sembra voler regalare qualche anticipo di primavera e mentre tornavo giù verso la “base”, col mare talmente bello da togliere il fiato e un sole tiepido e benevolo, mi si sono affollati in mente mille pensieri. Ora pensare è un’attività consigliabile e a seconda del filone anche piacevole, ma ultimamente i miei pensieri sono assolutamente inconcludenti…quindi, eviterei volentieri di farlo!
Giusto ieri sera Carmelo, il mio Lui, ha fatto il gesto più incosciente che un uomo possa mai fare…mi ha detto che sono ingrassata ed è come se avesse aperto il famigerato vaso di Pandora!
Mi sono fiondata allo specchio ed ho cominciato ad esaminarmi da ogni prospettiva in preda al panico…ora, son sempre stata magrissima e un po’ di ciccia mi giova e mi piaccio di più con i fianchi rotondetti…ma la pancia no!
Lo sapevo! Con i trenta sono arrivati maturità, senso di responsabilità e pancetta!
Ecco il pensiero che mi affliggeva stamane: la dieta.
Beh, spero proprio che la prossima volta che il mio compagno tenta di esprimere una sua personalissima opinione lo faccia in silenzio, un conto è sapere di avere qualche etto in più, un conto è che te lo dicano e se a dirtelo è l’uomo che per amore dovrebbe avere il prosciutto sugli occhi e vedermi tinta di rosa, l’effetto è devastante!
Ricordo quando ero una ragazza assolutamente indifferente alle fisime comuni a tutte le donne… non sono mai stata perfetta e non ho mai aspirato ad esserlo…prima!
Ma cosa è cambiato?
Ho un reclamo da fare a Dio o chi per lui…e con le feste ancora “tiepide” ci casca bene…
Quando ci hai donato la vita, potevi includere nel pacco anche le istruzioni per l’uso…esattamente come fanno i giapponesi…ma noi dobbiamo sempre essere arretrati!!!
Sei appena entrata nei trenta?
Bene ora dovrai fare la resa dei conti con lo specchio ogni giorno…un po’ di cellulite che si affaccia, timida, sulle cosce è solo una delle scoperte che farai da quando comincerai ad esplorare il tuo corpo in stile National Geographic …poi il tuo occhio man mano più allenato comincerà a notare qualche rughetta abusiva qua e là sul viso, ma il crollo sopraggiungerà quando anche tu ti renderai conto che il ventre piatto di cui facevi sfoggio al mare si è gonfiato e da sensuale strumento di seduzione è diventato la dimora estensile di un gruppo di ormoni impazziti e il maliziosi piercing che hai fatto assomiglia ad una lacrima che piange rovinosamente sulle fattezze che furono e che non saranno mai più!
Ora capirai finalmente che i tempi in cui rincorrevi lo strafigo in moto, tanto bello che bastava guardarlo e ogni conversazione era superflua, sono finiti! Da adesso dovrai badare più alla sostanza…NO, non quella celata nei jeans, ma a quella concettuale…un uomo dovrà essere una creatura pensante e non solo un piacevole diversivo col quale trastullarti!
Comincia a considerare anche quelli non molto belli ma tanto intelligenti e ben posizionati, amica mia, perché trovarne uno bello, intelligente e ben posizionato è praticamente impossibile…a meno che il tuo nome non sia Angelina…
Ben venuta nel club dei 30 e buona ricerca!
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Eccomi di nuovo seduta di fronte al computer con il buonissimo proposito di riprendere a scrivere; certo le condizioni ambientali sono un po’ cambiate, ma la buona volontà risponde puntuale all’appello.
Eccomi qui, mangiando uno yoghurt anti stitichezza(probabilmente di origine nervosa), con la biancheria da stendere e il sugo sul fuoco.
Se mi avessero detto che questa sarebbe stata una delle mie mattinate tipo avrei riso in faccia a chiunque…
Da bambina, avrò avuto all’incirca sei o sette anni, vidi per la prima volta Sissi e questo mi segnò indubbiamente. Mia madre non si stancava mai di vederlo, era totalmente assuefatta alle vicende sorico-sentimentali della bella principessa bavarese, probabilmente perché il suo matrimonio non era stato esattamente lo stesso: vittima della classica fuitina su una vecchia moto sgangherata, che si era rotta sulla via di fuga, l’ardua impresa era riuscita solo grazie alla ruffianeria complice del fratello dell’intrepido rapitore, non senza lasciare vittime: la verginità di mia madre e il cuore della sua povera nonna.
Vivendo nel peccato aveva dovuto sposarsi con un abito colorato e quasi rifugiarsi in casa per la vergogna instillata dal vecchio prete del paese…quindi mi pare comprensibile che il matrimonio da sogno della piccola Sissi fosse per lei fonte di sogni e sospiri di rammarico. Mi pare altrettanto comprensibile che io sia cresciuta con il mito del matrimonio principesco, ed essendo la figlia di un modesto operaio capii ben presto che tale desiderio non si sarebbe mai realizzato se non nei miei sogni più audaci, sicchè decisi che il matrimonio non era una cosa adatta a me.
Non mi ci vedo vestita da meringa!!!
Il matrimonio non è una cosa adatta a me.
Ora convivo. A dirla tutta quello che faccio è esattamente lo stesso che fa una qualsiasi moglie legalmente e socialmente riconosciuta, ossia lavare, rammendare, stirare, fare i conti in tasca al proprio uomo e chiudere in un cassetto tutta la biancheria sexy, eppure è come se avessi una piccola piccolissima via di fuga, come la porticina di Alice nel paese delle meraviglie, dietro la quale si nasconde un regno magico e incantato… la cosa importante è non ingrassare troppo o poi non ci passo più!
Dopo i primi mesi di sesso selvaggio e di assoluta incoscienza comincio a pormi delle domande:
- Sono pronta a rinunciare definitivamente al sesso con altri uomini?
- Sono pronta a rinunciare al mio desiderio perverso preferito? Fare sesso dopo esserci spalmati il formaggino addosso(il mio compagno non mangia latticini L)
- È davvero questa la vita che voglio condurre?
- E proprio questa la faccia accanto alla quale voglio svegliarmi per il resto della mia vita?
- La mia libertà vale il prezzo di una messa in piega dal parrucchiere e una terrazza vista mare?
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