Gli occhi non vedevano, non riuscivano a percepire quelle vibrazioni che scuotevano l’anima e la carne di Agata quando si trovava vicina a un uomo…era una sensazione nuova, un calore che piano nasceva dal ventre e finiva sulle guance, accendendole di fuoco…abbassava lo sguardo di fronte al nonno.
“ Taliati come s’affrunta!” gridava orgoglioso, interpretando quel rossore come timidezza…ma non vedeva la realtà.
Agata amava il suo corpo, aveva cominciato presto ad accarezzarlo, a rimirarlo a lungo davanti allo specchio, a lasciare che la cameriera lo lavasse e le facesse i complimenti per com’era ben fatto.
Somigliava a quello della madre, generoso, morbido ma con
tutti i pregi della giovinezza.
La notte, quando nessuno poteva vederla e la luna splendeva riflessa sul mare calmo si sporgeva dal balcone, e lasciava che il caldo asciugasse il suo corpo sudato…i seni offerti al vento come tributo alla natura per la sua generosità.
Sfiorata dall’aria calda, immaginava quella sensazione simile al tocco delle mani di un uomo, alle labbra umide che baciassero i capezzoli…
Stava lì per ore, stregata dalla luna e stregata dal piacere che il suo corpo riusciva a farle provare.
Nella scuola cattolica le avevano insegnato che tutto quello era peccato…e le piaceva. Agata amava il peccato.
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Della santa aveva la bellezza e la ricchezza, oltre al nome. I capelli di lucido velluto dorato, una massa compatta che sembrava vivere ad ogni movimento del capo…occhi verdi, quasi vitrei e una pelle di pesca e porcellana che non aveva nulla da invidiare a quella della stessa statua, tanto era levigata e priva di imperfezioni…”Non è na scimmia pilusa come le sue compagne!” esclamava ridendo don Raziu guardandola giocare insieme alle altre bambine del collegio cattolico.
In effetti c’era in lei qualcosa di diverso, che la distingueva dalla massa, come se fosse superiore per patrimonio genetico oltre che sociale…si elevava su tutti Agata camminando fiera al fianco del nonno, mostrando nel suo aspetto oltre che nei modi, lontane origini normanne.
Agata era cresciuta lontana dal padre, che aveva preferito rinunciare definitivamente al suo ruolo genitoriale, affidandolo al vecchio barone e con una madre quasi invisibile, che non osava opporsi alla volontà del suocero e non riusciva a stabilire nessun genere di rapporto con la figlia dalla quale aveva vissuto lontana per tanti anni…erano due conviventi i cui contatti erano regolati da una perfetta educazione e una conversazione colta.
Questa situazione aveva fatto capire alla ragazzina l’immenso potere che le era stato dato…ben presto aveva imparato ad usare la sua influenza sul nonno, che sembrava non avere altra ragione di vita del renderla felice e accontentarla in ogni capriccio.
Col tempo questo suo ascendente si era esteso anche sugli uomini, che benché di età disparata, sembravano tutti avere un debole per lei, che aveva capito come farne uso a proprio vantaggio…il barone, troppo innamorato della “sua” creatura non vedeva, non si accorgeva della vera natura di Agata…
…
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levatrice posandogliela tra le braccia.
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