L'insostenibile leggerezza dell'essere..

scrivere...cos'altro? Autore: Adriana Di Mauro © Copyright 2007. Tutti i diritti riservati

domenica, 18 maggio 2008
|categoira: sprazzi e scazzi |

...a patto di non dimenticare la meta nel frattempo!

Asaperloprima ha scritto alle ore 18:16

 

mercoledì, 05 marzo 2008
|categoira: |

Questo è un saluto, non so in quanti lo leggeranno, probabilmente nessuno, dato che non sono molto brava nelle  pubblic relations e di conseguenza non riesco ad accattivarmi dei lettori con commenti manfrina...il fatto è che tenere un blog letterario( o presunto tale) non è semplice...spesso annoia, e spesso gli scritti non sono di qualità, è più facile leggere stronzate che non impegnano, che non rubano minuti preziosi in questo mondo accellerato, leggere cronache di vita quotidiana colorate per attirare qualche sorrisetto distratto, o sfruttare per l'ennesima volta la politica per vendere se stessi...non sono in vena di scrivere o semplicemente non riesco a farlo...anche se in fondo , giù giù... c'è sempre la speranza che non sia così, dopotutto se un certo tizio imperversa nelle sale con un film ridicolo, perchè io non potrei vedere un giorno il mio nome sugli scaffali di una libreria? ah, già, vero! la questione della parentela illustre... vabbè, in parole povere io chiudo il blog.

un saluto a tutti,

Adriana...eh, a saperlo prima...

Asaperloprima ha scritto alle ore 09:39

 

domenica, 24 febbraio 2008
|categoira: |

Cristina salì di corsa le scale. Raggiunse il quarto piano in pochi minuti. Bussò alla porta e attese che le aprissero.

 

Elena uscì dal bagno in una nuvola di vapore. I lunghi capelli appiccicati alla schiena, gocciolanti sulla pelle abbronzata. Si affrettò ad aprire. Il cuore le batteva all’impazzata e lo fece anche di più quando si trovò faccia  a faccia con l’oggetto del suo desiderio.

 

Cristina aveva il petto ansante…sorrise e due profonde fossette le segnarono le guance arrossate. I capelli chiari erano scarmigliati intorno al volto dai lineamenti puliti. Guardò il viso bello e sensuale di Elena e i suoi riccioli scuri…era la cosa più desiderabile che avesse mai visto. L’odore della pelle umida misto al profumo di lavanda le arrivò e sentì il cuore sobbalzare per l’emozione.

 

Elena sorrise un po’ timida…si fece di lato per farla entrare.

-         Ciao!-.

-         Ciao- si chinò a baciarle le guance e quel fugace contatto diede ad entrambe una fortissima sensazione di calore.

Erano amiche da anni, si conoscevano come un uomo non avrebbe mai potuto, eppure mai prima di allora il loro amore aveva varcato la soglia dell’amicizia.

 

Mentre le versava il caffè, Cristina pensava alla sera prima…una serata come tante, a parlare e ridere e piangere per un fuggevole momento di tristezza, come spesso era accaduto avevano passato tutta la notte a chiacchierare e scambiarsi segreti con sguardi complici.

 

Elena sorrise, mescolando lo zucchero nel liquido bollente. La sua mente era rapita dal ricordo della bocca sottile dell’amica che rideva mostrando i bellissimi denti , dai suoi occhi castani luminosi e al suo modo particolarissimo di tenere la sigaretta tra le dita.

Ogni suo gesto era aggraziato e molte volte si era chiesta come sarebbe potuto essere  l’amore con lei.

 

Cristina vuotò la tazzina e la ripose nel lavabo. Le sorrise e poi le accarezzò i capelli.

Il corpo perfetto era cinto appena dalla canotta bianca e i capezzoli erano visibili sotto l’indiscreto tessuto. Non aveva mai pensato che lei potesse capitolare, che accettasse il suo corpo con una naturalezza disarmante, come se da sempre avesse atteso il suo. Eppure era accaduto, l’amica di una vita aveva fatto l’amore con lei.

 

Elena la guardò. Una fortissima emozione la invase. Si allungò verso di lei e la baciò timidamente sulle labbra. I suoi occhi scuri erano curiosi di scoprire la sua reazione. Le avrebbe gettato le braccia al collo o l’avrebbe abbracciata forte? Le avrebbe chiesto altro?

Desiderava che la notte appena trascorsa avesse un nuovo inizio, che ricominciassero a fare l’amore con la voglia e la curiosità di scoprire un preziosissimo segreto.

Le dita dell’amica si posarono sul suo tatuaggio, come aveva fatto tante volte, ma stavolta il tocco era più intimo, tanto profondo da sembrare di voler fondere le loro epidermidi.

 

Cristina sospirò e infine la cinse con le proprie braccia…la baciò a lungo mentre le sue dita scivolavano sui suoi seni. Come la scorsa notte premette il suo ventre contro il suo, ricevendo una dolcissima risposta. Il suo respiro era caldo e pesante contro il collo di Elena e le sue mani cominciarono una inesorabile discesa verso il basso alla scoperta dell’eccitazione che le scuoteva il corpo… le loro lingue intrecciate e i seni che si toccavano erano come il comburente che alimentava un incendio indomabile.

Quando le sue dita toccarono la carne più nascosta, Elena chiuse gli occhi e si lasciò andare ai brividi che quel contatto le donava…finalmente la sua migliore amica che in mille racconti le aveva descritto l’amore saffico era lì a regalarle le sensazioni che aveva sempre avidamente immaginato e si sentiva donna tra le braccia di una donna…

 

 

 

Cristina salì di corsa le scale. Raggiunse il quarto piano in pochi minuti. Bussò alla porta e attese che le aprissero.

 

 

La porta venne aperta e Cristina sorrise all’amica, schioccandole un sonoro bacio sulla guancia. Elena la seguì con lo sguardo muoversi sinuosa nella stanza. Le dita ancora strette sulla maniglia. Si sforzò di sorriderle e strinse le gambe, sentendo il leggero tessuto degli slip bagnato…

 

 

 

Asaperloprima ha scritto alle ore 20:08

 

martedì, 19 febbraio 2008
|categoira: |

 

Francamente non conosco la ragione per la quale mi sento tanto attratto da lei, voglio dire fisicamente è una bella ragazza si, ma è strana ...e ancora non capisco come faccio ad accettare tutte le sue manie...lei sostiene che siamo "anime gemelle"...l'ha letto nelle carte!

Proprio l'altro ieri siamo andati in libreria e abbiamo comprato dei libri, ieri sera ne ha aperto uno e dopo appena un paio di capitoli è subito andata a leggere il finale...e questa è una cosa allucinante visto e considerato che si tratta di un giallo!

Quando le ho chiesto la ragione di tale atto demenziale, sapete cosa mi ha risposto?

"Leggo l'ultima pagina per sapere come finisce nel caso domani dovesse succedermi qualcosa" e con una naturalezza da rasentare la follia...cosa può esserci di logico in un pensiero del genere?

Sapevo che non avrei dovuto chiederglielo! Ok, va bene che è una strega, ma dovrebbe dare meno credito alle cose legate al fato!

Un'altra cosa di lei che mi fa impazzire( e non nella maniera più sana del termine) , è che ama tenere gli addobbi natalizi anche fuori dalle festività di Natale...la sua ultima fissa poi? Vorrebbe tenere l'albero montato tutto l'anno..."fa atmosfera" dice" a primavera sarà l'albero della primavera" ...e cosa dovrei dire io a chi verrà in casa a ferragosto?

"Benvenuti e non fate caso alla cosa verde e luminosa alta 2 m e mezzo nel salotto..."

A me piace la sua originalità, quel suo modo di essere diversa da tutti gli altri, ma sempre entro i limiti della ragione! Sono innamorato di lei, ma comincio a chiedermi se andare a vivere insieme sia la cosa giusta da fare...e per non parlare poi delle sue amiche! Quando si riuniscono sembra di essere alla "corte delle miracolate"... non voglio essere frainteso, tutte buone e brave, ma con un denominatore comune: STRANE.

C'è quella più carina ed estroversa che sta con un ragazzino, quella "in carne" che da quando è tornata dall'Egitto si fidanza solo con egiziani perché loro, dice, amano le donne grasse, poi c'è la lesbica con il viso della Gerini e la voce di Amendola! Inquietanti....

Amiche normali o con una vita sentimentale normale, no?

Non mi permetto di giudicare le loro scelte,soprattutto quelle amorose, dato che sto con una "pazza" che conosco da pochissimo e alla quale ho già chiesto di vivere insieme...ma la mia storia è improntata su un filo logico: sono giovane, single, normale...lei è giovane, single e...estrosa! Come centinaia di altre coppie. Non sfidiamo nessuna legge di natura o sociale noi due.

Un'altra delle stranezze che caratterizzano il mio amore è quella di storpiare i testi delle canzoni straniere, o ma lo fa anche con quelle italiane... stravolge completamente le parole e se glielo faccio notare dice che a modo suo suonano meglio! Che le preferisce come le canta lei...e che faccia qualcosa di costruttivo allora e invii alle case discografiche  la sua nuova versione, chissà che non la ringrazino pure...se glielo dico, si ferma, sorride e ricomincia daccapo!

                                                         Beh, non è proprio così...

           

forse la mia strega è più di questo genere!

Asaperloprima ha scritto alle ore 10:46

 

mercoledì, 06 febbraio 2008
|categoira: |

La federazione pagana ha avuto la bella idea di festeggiare il Giorno pagano della memoria. Cos'è? Cade il 24 febbraio a ricordo del giorno in cui il Sacro Fuoco custodito dalle Sacerdotesse Vestali venne spento ad opera dell'imperatore cristiano Teodosio.
Riprendo dal loro
sito
, un brevissimo stralcio, per capire esattamente cos'è questo giorno:

Giorno dedicato al ricordo delle radici antiche di tutti i gruppi che si professano pagani, con particolare attenzione al momento in cui è avvenuta l’interruzione, o il tentativo di interruzione, del collegamento tra queste e il mondo moderno. In questa giornata ricordiamo per non dimenticare le avversità che i "pagani" cui noi ci richiamiamo hanno dovuto affrontare per mantenere vivo il proprio sentimento religioso (il loro "fuoco"), ne celebriamo gli sforzi e rendiamo loro omaggio. Non ci limitiamo però al rimpianto: questa giornata deve essere un punto di partenza per una ricostruzione del paganesimo, ricostruzione che non dev’essere semplice ripresa acritica, ma deve partire dalla comprensione dell’essenza del paganesimo antico, dall’analisi dei valori propugnati da esso e dalla scelta di quanto riteniamo applicabile nel mondo moderno.E

Allora? Che facciamo?
Credo che valga la pena far girar la voce tra i vari blog wiccan o simpatizzanti: un modo come un altro per rammentare a noi stessi le nostre radici più antichissime e la storia della terra che calchiamo e della spiritualità a cui ci rifacciamo.
Certo poi, la celebrazione libera e personalissima, sta alla coscienza del singolo. Ci si può ritrovare in gruppo per accendere un bel falò recitando un inno composto al momento... o semplicemente lasciar ardere una piccola candela nel segreto delle nostre camere, facendo mente locale e rammentando ai noi stessi i milioni di pagani morti a causa del loro credo nella Dea.

La chiesa cristiana ha ormai cancellato le sue colpe, si è mondata l'anima o fa finta di nulla... e noi? Come possiamo dimenticare le genti costrette ad abbracciare il crocefisso, le donne bruciate, le conversioni di massa trasudanti sangue e dolore? Certo che no. Io, nel mio piccolo, celebrerò il giorno pagano della memoria, una celebrazione a modo mio, semplice: invito a far altrettando, non come wiccan, ma come semplici esseri umani: è questione di civiltà... non vedo il perché si debba celebrare un giorno per la memoria per gli ebrei (giorno doveroso, naturalmente) e non uno per i morti pagani... esistono forse eccidi di seria A e di serie B?

Asaperloprima ha scritto alle ore 08:40

 

martedì, 05 febbraio 2008
|categoira: |

     

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Lei possedeva il “dono”, come lo aveva avuto la sua bisnonna. Era figlia della Luce e amava la natura , come amava gli uomini e la magia…parlava con i trapassati e rispettava tutte le feste pagane che riuscivano a regalarle quella serenità interiore che sin da bambina aveva cercato isolandosi dal mondo, rifugiata nella sua fantasia popolata di fate e altre creature incantate.

Quando le era stata rivelata la ragione di tutte quelle cose speciale che le accadevano, prima ne aveva riso, poi sorriso e infine aveva sentito che aveva finalmente trovato le sue origini.

Era una strega e ne era orgogliosa come soltanto chi conosceva la vera natura delle streghe poteva essere, non usava magia nera, non faceva del male a nessuno e il suo credo era “Fai quello che vuoi finché non fai male a nessuno”.

Ovviamente era sempre stata vista come una ragazza strana, taciturna e isolata, una ragazza che non possedeva frivolezze e che rispettava la natura, accarezzava gli alberi e baciava ogni mattino il sole.

Poi era diventata una donna, una donna forte che si batteva per quello che riteneva più giusto.

Ciononostante viveva una vita parallela a quella di strega, lavorava, s’innamorava e soffriva come ogni altro essere umano…e aveva fatto scelte che l’avevano portata su una strada che che non sentiva propria. Credeva al destino e all’assegnazione della propria condizione felice o infelice per legge karmica, eppure a trenta' anni si trovava in un luogo che non le apparteneva. Sempre più spesso si ritrovava a chiedersi se avesse fatto scelte diverse quale sarebbe stata la sua vita attuale? L’unica risposta che riusciva a darsi era positiva.

                                                  

Rientrò in casa più tardi del solito, lasciò cadere a terra la borsa e accese la luce del soggiorno. Passò accanto a quelli che erano uno strano miscuglio di mobili etnici, economici dell’ikea, qualche oggetto antico e altri semplicemente vecchi. Si rifugiò in cucina, l’unica stanza che amava, con le dispense colme di tutte le sue cose da strega, un bellissimo terrazzo in cui coltivava le piante che riempivano il suo erbario…le belle pentole di rame e il grande calderone che era stato di sua nonna. Bastet, la sua gatta, si arrotolò alle sue gambe miagolando per la fame. Le versò i croccantini e si accovacciò accanto, guardandola mangiare. Si cinse le ginocchia e pensò che fosse molto triste che fosse una gatta nera l’unico essere di cui poteva occuparsi, mentre il suo istinto materno non era mai stato tanto forte. Purtroppo non aveva mai trovato un uomo a sua misura, uno che accettasse le sue stranezze, il suo credo e che fosse disposto ad indossare le sciarpe fatte con le sue mani. Sorrise di questa ultima cosa, trovandola molto meno fattibile delle prime due.

Cenò con i cereali, anche quelli una sorta di croccantini per umani e poi si rifugiò nel letto, avvolta nel suo pigiamone e con in mano un libro. Un vecchio candelabro rischiarava la stanza.

Come ogni sera il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi era di come sarebbe stata la sua vita se avesse fatto delle scelte diverse.

Durante la notte sognò, ma non era un sogno come gli altri, nessuna premonizione, solo una preghiera d’aiuto verso gli spiriti che la proteggevano.

Ai piedi del letto apparve sua nonna e le indicò il vecchio baule che aveva ricevuto in eredità.

Appena si svegliò accese la luce dell’abat-jour di spago che aveva fatto con le sue mani, saltò giù dal letto e aprì il vecchio baule di legno. Prese il grimorio della nonna e l’aprì. Non aveva mai osato farlo prima, per rispetto, ma il fatto che lei gliel’avesse indicato significava che dentro c’era qualcosa per lei.

Ritornò sul letto e cominciò a sfogliare le pagine di pergamena, scritte in una calligrafia molto curata e sobria e gli occhi le si riempirono di lacrime d’emozione. Era come se ci fosse lei accanto e che l’aiutasse ad sfogliare ogni pagina, sentiva il suo profumo di lavanda nell’aria e il calore del suo respiro sulla guancia.

Tra le ultime pagine trovò una formula. La formula per il ritorno al momento in cui si sceglie il proprio futuro.

 

Formula delle scelte compiute

Mescolare in un calderone una provetta di olio di strega

Aggiungere foglie di coriandolo per fortificare la volontà

Una manciata di eucalipto essiccato per propiziare il sogno

Un fiore di gardenia per l’amore da trovare

Un soffio di maggiorana per accettare i cambiamenti

Verbena e Ruta per proteggere la Strega.

 

 

Si mise immediatamente al lavoro, preparò le candele e gli ingredienti per la formula.

Quando tutto era pronto, chiuse gli occhi e pronunciò il proprio desiderio con tutto il cuore.

Che le scelte errate compiute siano a ritroso nel tempo riparate”

“Che le scelte errate compiute siano a ritroso nel tempo riparate”

“Che le scelte errate compiute siano a ritroso nel tempo riparate”

 

La sveglia suonava da qualche minuto. Roberta aprì gli occhi verdi e guardò la luce sul display…era molto strano, non aveva mai comprato una sveglia, tantomeno una così tecnologica!

Si stirò le braccia e accarezzò i propri capelli, sgranò gli occhi tastando il vuoto e gridò.

-          I miei capelli!- saltò giù dal letto e corse in bagno…un caschetto nero aveva sostituito i suoi bellissimi riccioli di strega!

Qualcosa le leccava la mano.

-          Bastet cosa…- guardò in basso e non c’era più la sua bellissima gatta dagli

occhi gialli, ma un piccolo cagnetto dal pelo folto e riccio.

Si guardò intorno con aria circospetta. Quella non era più la strana a accozzaglia di cose e stili che chiamava casa, ma uno splendido appartamento arredato con troppo buon gusto per essere il suo.

Una foto incorniciata stava sul magnifico mobile dell’ingresso. Un uomo e lei abbracciati. Un uomo bello e sorridente.

Ad un tratto venne colta dal terrore che tutto fosse cambiato.

Corse in cucina e non c’era più traccia del suo erbario, delle sue pozioni e delle cose da strega, al loro posto troneggiava un’elegante cucina moderna di lucido acciaio. Tornò in camera e cercò il baule della nonna…ma non c’era.

Si lasciò cadere sul letto…che avrebbe fatto ora che la sua vita era così…ricca?

Ora che era cambiata l'unica cosa che non voleva cambiare?

Ora che non era più una strega?

Asaperloprima ha scritto alle ore 09:48

 

venerdì, 01 febbraio 2008
|categoira: |

Il suo nome era Erin, come la contea e come essa profumava di erica e trifoglio bagnati dalla rugiada del mattino.

Era nata in un angolo del mondo dove la bellezza della natura toglieva il fiato, il verde brillava sotto al sole come un mare di smeraldi grezzi e gli alberi crescevano come grandi soldati messi di guardia dalla madre Terra del suo mondo di bambina dai grandi occhi gialli cresciuta in fretta in un mondo che non le perdonava di essere troppo bella e regina di un mondo a cui era consentito a pochi di entrare…un mondo fatto di suoni e luci e ombre e giochi senza parole in riva ad un ruscello o in un bosco incantato, un mondo fatto di nuvole un po’ grigie un po’ azzurre un po’ rosa sopra un cielo turchese.

Non aveva mai parlato Erin. Qualcuno l’aveva creata così, silenziosa, in un mondo in cui la parola era la peggior arma…e lei era felice di non dover dire mai nulla. Con la madre erano bastati gli sguardi e col padre piccoli gesti. Il mondo non l’aveva mai accettata.

Era troppo bella per essere vera. E se ne erano accorti in molti.

Avevano notato i suoi capelli color carbone e gli occhi di gatta…avevano notato i suoi strani disegni  sulla terra e l’amore per gli animali…avevano notato il suo danzare sola come tributo alla natura e il piccolo orto che curava sin da bambina.

Si erano accorti di quella ragazza che non parlava e faceva cose strane, dagli occhi gialli di gatta e troppo bella per essere vera.

Presto avevano creduto giusto in nome del Signore di purificare il corpo così fragile e bello con la forza, con il dolore… con la violenza degli uomini avevano profanato un tempio ancora puro.

Col fuoco, infine avevano sconfitto il male di una bambina senza parole, troppo bella per essere vera in un mondo troppo buio per grandi occhi gialli.

Asaperloprima ha scritto alle ore 10:33

 

mercoledì, 30 gennaio 2008
|categoira: |

Erica guardò la sconosciuta che le dormiva accanto…il viso ancora da adolescente, lunghi capelli rossi, di una tonalità chiara, una pennellata d’oro sulle lenzuola blù. Gli occhi ambrati, quasi gialli che l’avevano guardata a lungo, intensi e luminosi come un tramonto sul mare. Profumava di sapone la sua pelle diafana ora marchiata dai loro odori. La curva delle sue spalle, le scapole evidenti, le braccia magre e le dita molto sottili e corte, dalle unghie mangiate e infantili. I seni piccoli e chiari, i capezzoli due piccoli bottoni di zucchero di canna e le cosce nervose.

Con lo sguardo Erica ripercorreva tutte le strade che aveva scoperto su di lei durante la lunga notte appena trascorsa…con un polpastrello sfiorò i peli morbidi del suo pube riassaporandone il gusto impresso nella memoria.

Era come l’acqua fresca, trasparente, che trasuda sul vetro del bicchiere e sulle pareti del cuore, era la fame saziata con il più dolce dei frutti estivi.

Si chinò e baciò le palpebre chiuse, le guance costellate di lentiggini e l’incavo del collo troppo lungo e sottile…baciò le labbra rosa dai contorni definiti, così simile al suo sesso…

L’aveva ritratta, torturandola a stare ferma per rubare fotogrammi del suo corpo bellissimo e lei docile aveva obbedito muovendosi un po’ sulla sedia, di nascosto e lei aveva sorriso di quel candore infantile.

Dal primo istante che l’aveva vista non era più riuscita  a staccarle gli occhi di dosso e si era perdutamente innamorata.

Anni di amori diversi, di uomini,e non aveva mai sentito una tale serenità dopo una notte di sesso.

Non riusciva più a staccarle gli occhi di dosso.

Si mosse e aprì piano gli occhi, il sole entrava indiscreto dall’imposta semi aperta e si posava ad illuminare la pelle che lei aveva amato. I suoi occhi brillavano e il sorriso era timido, con due preziose fossette.

-         Buon giorno- le disse con la voce ancora rauca.

-         Ben svegliata…Caffè?- le porse una tazzina ancora fumante.

Amie annuì e si issò a sedere.

Erica si avvicinò alla finestra e aprì le imposte, lasciandosi investire dai caldi raggi. Chiuse gli occhi e si mostrò al mondo che viveva sotto al balcone della sua casa senza più pudore o vergogna per i propri sentimenti.

Si volse verso la sua ragazza e le sorrise col cuore carico d’amore.

Non riusciva più a staccarle gli occhi di dosso…

 

 

Asaperloprima ha scritto alle ore 10:04

 

lunedì, 28 gennaio 2008
|categoira: |

Emma aveva compiuto la scelta. Aveva deciso di sposare l’uomo del quale si era innamorata in un assolato mattino di primavera e sempre in un sol giorno grigio d’inverno di era disinnamorata.

Aveva riposto in lui ogni speranza e illusione….aveva pensato che se si fosse convinta di amarlo col tempo le sarebbe diventato indispensabile, come il caffè al risveglio o poche righe di un libro prima di addormentarsi.

Era diventata una piacevole abitudine, col tempo, occuparsi di un’altra persona che non fosse se stessa, l’aiutava a sentirsi ancora viva.

Presto aveva capito  che il vuoto che si nascondeva nell’anima non poteva essere colmato in quel modo, che non poteva essere amata, amare se prima non imparava ad amare se stessa.

Dal suo terrazzo sul mare guardava le vite degli altri trascorrere parallele alle sue, chiedendosi cosa li spingesse ad andare avanti, se la forza di un amore indistruttibile o il tedio di un’abitudine troppo difficile da cambiare?

Cosa era quello che cresceva dentro il suo cuore? Non aveva definizione o parole, non aveva forma o immagine, solo la sensazione di fame. Fame di conoscere quello che spingeva gli amanti a rischiare per una sola ora d’amore senza vergogna.

Persa in quelle domande fameliche aveva cominciato ad innamorarsi del ragazzo che viveva nella casa accanto. Lui passava ore sul  terrazzo a curare le sue piante. Osservava la dedizione che metteva nel prendersi cura delle sue rose e immaginava sopra di sé quelle mani delicate…sognava il suo corpo giovane disteso accanto al suo, così vicino da percepirne l’odore che non conosceva e che amava inventare.

Le sue parole erano calde, le sue parole erano pulite.

Si chiedeva se lui si fosse mai accorto del suo tempo perso a spiare i suoi gesti. Temeva che fosse così ma allo stesso tempo lo sperava…sperava che lui facesse il primo passo ed esigesse da lei tutto quello che una donna innamorata aveva da dare.

Non sentiva sensi di colpa verso il marito che ogni sera rientrava con lo stesso sorriso immutato che le faceva sentire tutta la stanchezza di un rapporto costruito sopra travi ballerinelle. Sapeva di essere la sola colpevole di tutto e si chiudeva nel suo mondo popolato da momenti erotici molto più intensi di quelli che avesse mai provato.

Ogni occasione era buona ormai per uscire di casa e passare sotto al portone del ragazzo delle rose.

 Come una sedicenne rallentava il passo e sperava col cuore in tempesta che lui scendesse nello stesso istante, come dimostrazione che quell’amore era predestinato.

Una sera accadde…con la scusa di fare una commissione urgente, si era attardata sotto alla sua casa e lui era uscito. Era splendido nella sua giovinezza, come un raggio di sole che la scaldava. Era arrossita, come una stupida. Lui l’aveva guardata, aveva sorriso.

Le sue gambe avevano tremato, le braccia, le mani…finalmente era arrivato il segno che aspettava!

Un tintinnio e lui si era avvicinato. Si era chinato e lei aveva sperato che fosse un gesto per dichiararle quello che sentiva, come il gesto romantico di un fanciullo idealista.

-          Le è caduta la borsa, signora- le disse con la sua voce limpida.

-          C…come?- balbettò.

-          È molto bella, mia madre ne ha una uguale-.

Quella frase fu peggio di un coltello piantato dritto nel cuore.

-          Grazie- aveva mormorato .

-          Di nulla. Buona sera-.

Aveva voglia di piangere. Era disperata. Una frase gentile aveva distrutto tutto un sogno.

Sentendosi ridicola come un pagliaccio che non faceva ridere corse a rifugiarsi a casa.

Passò davanti al marito seduto sul divano, davanti alla tv.

-          Tutto bene?- le chiese.

-          Si, tutto bene- rispose un istante prima di scoppiare in singhiozzi.

-          Bene-.

Si nascose in camera con la sua vergogna. Piangeva per la crudeltà inconsapevole del ragazzo, dell’indifferenza del marito che non riusciva a capirla senza bisogno parole che spiegassero cosa nascondeva il suo cuore…piangeva delle sue stupide illusioni.

Piangeva della prigione in cui lei stessa si era chiusa.

Asaperloprima ha scritto alle ore 09:39

 

venerdì, 25 gennaio 2008
|categoira: |

"Natura le ha fatte streghe." E' il genio proprio alla Donna, e il suo temperamento. Nasce Fata. Per il normale ricorso dell'esaltazione, è Sibilla. Per l'amore è Maga. Per acume, malizia (capricciosa spesso e benefica), è Strega, e dà la sorte, almeno lenisce, inganna i mali.


Ogni popolo primitivo ha il medesimoo principio; lo vediamo dai viaggi. L'uomo caccia e lotta. La donna gioca d'ingegno, immagina; genera sogni e dei. Dei giorni è VEGGENTE; possiede le ali infinite del desiderio e del sogno. Per meglio valutare i tempi, osserva il cielo. Ma alla terra non offre meno cuore. Gli occhi chini sui teneri fiori, giovane e fiore anch'essa, ne fa conoscenza personale. Donna, chiede loro di guarire chi ama.


Semplice e commovente inizio di religioni e scienze. Più avanti tutto si separa; vedremo sorgere lo specialista, ciarlatano, astrologo o profeta, negromante, prete, medico. Ma in principio, la Donna è tutto.


Una religione potente e vitale, come il paganesimo greco,ha inizio dalla sibilla, termine nella strega. La prima, vergine bella, in pieno sole, lo cullò, gli diede incanto e aureola. Più tardi, decaduto, malato, nelle tenebre medievali, tra le lande e i boschi, la strega lo riparò, dalla sua coraggiosa pietà gli venne il nutrimento, di cui continuò a vivere. Ecco che, per le religioni, la donna è madre, amorosa custode e nutrice fedele. Gli dèi sono come gli uomini; le nascono e muoiono in grembo.


Quanto la fedeltà le costa! Regine, magi di Persia, Circe maliarda, sublime Sibilla, che siete ormai? che barbara metamorfosi. Quella che, dal trono d'Oriente, insegnò le virtù delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di Delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo prostrato, questa, mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti.


Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro la disgraziata. Il poeta (fanciullo anch'esso) la lapida con un'altra pietra, ancora più crudele per una donna. Suppone, chissà perché?, che fosse sempre laida e vecchia. Alla parola Strega, appaiono le orrende vecchie di Macbeth. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani e belle.


La Sibilla prediva la sorte, la Strega la fa. Ecco la grande, autentica differenza. Lei chiama, cospira, opera il destino. Non è l'antica Cassandra che tanto bene conosceva l'avvenire, lo lamentava, l'attendeva. Lei lo crea. Più di Circe, di Medea, possiede la verga del miracolo naturale, e per sostegno e sorella ha la natura. Tratti del Prometeo moderno son già suoi. Con lei ha inizio l'industria, specialmente l'industria sovrana, che guarisce, rinnova l'uomo. Al contrario della sibilla, che sembrava osservare l'aurora, lei osserva il tramonto: ma è proprio il grigio tramonto ad offrire (come sulle vette delle Alpi) molto prima dell'aurora, un'alba precoce del giorno.


Il prete intuisce tutto il pericolo, il nemico; la temibile rivalità è in lei, che lui mostra di disprezzare, la sacerdotessa della natura.


Dagli dèi antichi, ha fatto degli dèi. Accanto al Satana del passato, vediamo nascere in lei un Satana del futuro.


Il solo medico del popolo, per mille anni, fu la Strega. Gli imperatori, i re, i papi, i baroni più ricchi avevano qualche dottore di Salerno, qualche Moro, qualche Ebreo, ma la gente di ogni condizione, e si può dire tutti, non consultava che la SAGA o SAGGIA DONNA. Se non guariva, la insultavano, la dicevano strega. Ma in genere, per rispetto e paura insieme, la chiamavano BUONADONNA o BELLADONNA, dal nome che si dava alle fate.


Le capitò quel che ancora capita alla sua pianta prediletta, la Belladonna, e a benefici altri veleni che usava, antidoti dei grandi flagelli del medioevo. Il bambino, il passante ignaro, maledice quest'erbe grigie senza conoscerle. I loro colori ambigui lo colmano di terrore. Arretra, passa alla larga. Eppure non sono che "Consolanti" (Solanee), che somministrate con discrezione, hanno guarito spesso, calmato tanti mali.


Potete trovarle nei luoghi più sinistri, isolati, infidi, tra macerie e rovine. Anche in questo somigliano a chi le usava. Dove avrebbe potuto vivere, se non tra le lande selvagge, l'infelice, così perseguitata, la maledetta, la proscritta, l'avvelenatrice che guariva, salvava? La promessa del Diavolo e del Male incarnato, che ha fatto tanto bene, ad ascoltare il gran medico del Rinascimento. Quando Paracelso, a Basilea nel 1527, bruciò tutta la medicina, dichiarò di non sapere nulla, oltre a quanto imparato dalle streghe.


Meritavano una ricompensa. L'ebbero. Le si pagò in torture, in roghi.

jules michelet.

 

alle donne, alle sorelle

Adriana.

Asaperloprima ha scritto alle ore 21:23

 

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